E’ tutto interpretabile.

1478524473-giornali-e1481724448273E’ motivo di grande soddisfazione per me presentare attraverso questo articolo introduttivo “Mystérion”, una nuova rubrica culturale. Essa nasce dalla piacevole proposta, che Giorgio Lecis mi ha fatto circa nove mesi fa, di scrivere nel giornale CagliariPost di cui è direttore e le sue finalità non mi erano chiare nel momento in cui l’ho concepita. A dire il vero la mia prima reazione di fronte ad un simile suggerimento è stata quella di pensare di declinare subito l’offerta.

In effetti il giornalismo non mi è mai interessato e sino ad allora ero lontano dall’immaginare che un giorno me ne sarei occupato direttamente, tanto più che io sono sempre stato avvezzo e abituato allo studio della matematica e delle discipline scientifiche e queste hanno formato il mio abito mentale e il mio personale modo di guardare il mondo. Inoltre una certa riluttanza ad acconsentire alla sua proposta mi derivava dall’avversione che provo verso un certo modo di pensare ancora largamente diffuso in Italia e che fa capo a Benedetto Croce e al suo seguito, secondo il quale l’intellettuale è il letterato, il filosofo o chi in generale si occupa di cultura umanistica. Pochi o nessuno di coloro che seguono questa corrente ritengono perciò che uno scienziato sia anche un uomo di cultura. A mio avviso invece un individuo per poter dirsi tale deve conoscere anche le discipline scientifiche e la matematica.

Paradossalmente da questa serie di motivi ho sviluppato l’idea che fosse molto importante offrire alla gente informazioni sulla Scienza e che da questo punto di vista fosse utile sfruttare un giornale come mezzo. Cosi è nata la rubrica. Attraverso di essa avrei potuto fare giornalismo, nel mio piccolo, scrivendo articoli sugli argomenti a me più cari.

Quando ho iniziato a lavorare a questo nuovo progetto mi sono trovato nella condizione di dover riflettere sui compiti e sugli obiettivi da cui un giornalista non può mai prescindere. In breve, ho pensato parecchio a cosa significhi essere giornalista. Che rapporto ha con i fatti, con le notizie che riporta o commenta?

Forse può sembrare strano che io mi sia posto tale questione per via del fatto che i temi di cui avrei dovuto parlare nella rubrica non cadono nella interpretazione di colui che deve confezionarli in un linguaggio semplice chiaro e accessibile, adatto al pubblico. Invece il problema nasce quando si vuole stabilire una distinzione fra un fatto scientifico e un fatto che non lo è. Il giornalista scientifico solo in una certa misura può “manipolare” le informazioni di cui tratta e questo dipende principalmente dai metodi procedurali e dal linguaggio di cui si avvale la Scienza: la matematica.

Soffermarsi a pensare a queste cose può apparire inutile, ma se si ha a cuore la costruzione di una sezione con un impianto che sia il più possibile obiettivo e rigoroso, non si può evitare di guardare a certi problemi che sono intrinseci al giornalismo in generale ma che lo scavalcano anche, andando a toccare tutti gli ambiti del sapere. Se è vero infatti che oggi, per tante persone il giornalista è un personaggio oscuro, legato mani e piedi a certi ambienti politici o imprenditoriali e irrimediabilmente compromesso con essi e che per essi gioca con le informazioni, le altera, le distorce, le gonfia e le utilizza per intrattenere il pubblico, per influenzarlo sul suo giudizio, anche il professionista più imparziale non è alieno da una subordinazione ai suoi pregiudizi, alle sue idee e tendenze politiche e a tutti quei fattori che si riflettono e hanno ripercussioni sul linguaggio che egli utilizza, il quale non è solo verbale, ma anche visivo, gestuale e espressivo. Persino la scelta che compie nel trattare un fatto, una notizia, la quale è di tipo esclusivo perché privilegia alcune informazioni piuttosto che altre, è il frutto della sua interpretazione personale nonostante faccia ricorso a criteri e a un certo metro di giudizio essi stessi arbitrari.

Esiste un problema di fondo che oltrepassa ogni giornalista e che è possibile articolare mediante alcune domande: sulla base di quali criteri si stabilisce quali notizie sono più importanti di altre? Attraverso quali mezzi si raggiunge l’obiettività? Che cosa vuol dire che una notizia è vera? Che cosa è un fatto?

Tali questioni rappresentano punti molto importanti e nascono dalla necessità di utilizzare il linguaggio come unico mezzo di comunicazione, il quale è incapace di catturare nelle sue maglie e nelle sue rigide strutture una realtà che non è mai la stessa, sfuggevole e fortemente variabile.

In particolare il linguaggio giornalistico che non è composto solo di parole è tale che colui che riceve il messaggio che esso comunica, lo recepisce dipendentemente dalle parole, dai gesti e dalle espressioni adoperate.

Cosi una certa frase su un quotidiano che ci informa intorno a un certo argomento, a seconda dei verbi e degli aggettivi, e in base alla sua struttura ci condiziona e influenza la nostra opinione su di esso. Con questi trucchi un giornale filo-americano poteva dipingere di nero l’Unione Sovietica.

Francamente ritengo che oggi in molti ambienti fare giornalismo voglia dire esattamente questo: costruire notizie in base agli umori dell’opinione pubblica, che va indirizzata e controllata a fini politici o economici.

Tuttavia la dipendenza dell’Informazione da ambienti politici o imprenditoriali risponde solo ad alcune domande del problema interpretativo in generale. Infine è il nostro stesso cervello infatti, nella decodificazione dei messaggi che riceve ad imprimere la definitiva impronta interpretativa su di essi, in base a fattori di vario genere che concorrono e ci spingono a dare determinate valutazioni. A me poi piace pensare che ogni elaborazione del cervello a partire da input e stimolazioni esterne sia informazione. Secondo questo profilo anche le immagini che vediamo con gli occhi sono informazione. Tali rappresentazioni sono il prodotto di un sistema nervoso che possiede una biologia costitutiva che abbraccia miliardi di anni e travalica di gran lunga la lunghezza della nostra stessa vita. Arrivati a questo punto dell’introduzione il lettore, già annoiato, può pensare che cosa c’entrino queste osservazioni con la rubrica. In realtà proprio ragionando tra quelle che a mio parere sono due impostazioni giornalistiche contrastanti, una che ha come oggetto fatti di natura scientifica, l’altra rivolta alla discussione, a riportare, commentare, eccetera… fatti di natura politica, economica, sociale, ho cambiato la prospettiva della rubrica decidendo di farla diventare il luogo in cui esaminare, approfondire e presentare problematiche filosofiche che investono aspetti della conoscenza umana che vanno bene al di là di quello toccati fin’ora dalla divulgazione scientifica. La scelta definitiva di percorrere questa nuova strada ha a che fare anche con la particolare situazione che stiamo vivendo e che mi pare stia diventando di giorno in giorno sempre più pericolosa.

Si noti che non ho mutato radicalmente l’idea di fondo di questo spazio, l’ho solamente ampliata. Compito di Mysterion non sarà quello di raccontare solamente la Scienza e la Tecnica, ma fornire al lettore un quadro complessivo del mondo in cui si svolge la nostra vita. Ciò non significa che oggetto dei suoi articoli saranno fatti politici o di cronaca, piuttosto si vuole offrire uno spunto di riflessione critica, una chiave interpretativa di tutto ciò che ci coinvolge, porgendo e proponendo le grandi concezioni sviluppate dai pensatori di ogni tempo, lo sviluppo storico dei settori culturali, dalla musica, alla letteratura, alla scienza. Si tratta infatti di capire che l’oggi è il frutto di un ieri che ha il peso di millenni ed esso è così costitutivo e si costituisce tutti i giorni per effetti di grandi manovre che hanno come sottosuolo la cultura umana.

Mysterion è nuova perché non esiste nessun quotidiano che affronti complessivamente il sapere umano attraverso un apposito inserto ad esso dedicato. Con ciò non si vuole certo affermare che gli altri quotidiani non divulghino il sapere presso il vasto pubblico. Occorre ancora precisare che per mettere insieme e comporre Mysterion mi sono avvalso della collaborazione di un amico, studente di filosofia: André Murgia. Le numerose discussioni che abbiamo avuto in questi mesi sono state utilissime per chiarire e precisare punti su cui fissa l’attenzione, e per approfondire aspetti relativi a studi che conoscevo in parte o non conoscevo proprio. La rubrica è perciò scritta a quattro mani; in via ordinaria gli articoli usciranno di lunedì salvo occasioni straordinarie in cui potranno esserci delle variazioni. Chiedo scusa prima di terminare ai lettori per un’introduzione così lunga e li invito a riflettere sul titolo della rubrica sul quale non intendo fornire alcuna spiegazione.

Colgo l’occasione per rivolgere a lui i miei più sentiti ringraziamenti per aver innanzitutto aderito al mio progetto e anche per avermi dedicato così tante ore del suo tempo prezioso. Grazie anche a coloro che hanno accettato di collaborare con noi attraverso spiegazioni e interviste. Il loro aiuto preziosissimo è la vera ricchezza di questa rubrica. Infine voglio dire grazie al nostro direttore Giorgio Lecis, per la disponibilità e la pazienza dimostrata in questi mesi, per i consigli utili, per la libertà concessami, e infine perché senza di lui questo lavoro non sarebbe stato possibile.

Anche questo articolo è il frutto della mia personale interpretazione.

-Enrico

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: