L’Uomo occidentale e i suoi mali.

La stagione storica che il mondo occidentale sta attraversando oramai da circa quarant’anni, se confrontata con le situazioni storiche dei secoli e dei millenni precedenti, è peculiare per il fatto che l’Umanità ha conosciuto in essa il suo più grande periodo di benessere, in termini di lunghezza e qualità medie della vita, di condizione economiche ecc.

Le epidemie che sino a ieri hanno colpito l’Uomo sono un lontano ricordo o una realtà presente che non ci coinvolge più direttamente ma riguarda alcune di quelle popolazioni africane o asiatiche dalle quali, secondo la nostra convinzione, provengono coloro che soprattutto in questi giorni attraversano il mar mediterraneo colorandolo di rosso e riversando in esso centinaia di morti. Solo i più anziani per esperienza sanno che cosa siano la fame o l’orrore della guerra. Eppure di povertà, di fame si parla anche oggi e stanno diventando sempre più numerosi i casi di malattie che almeno nel nostro Paese non si presentavano da trent’anni.

Il secolo XX ci ha lasciato in eredità le due più grandi teorie scientifiche  che siano mai state concepite dalla mente umana: la Relatività di Einstein e la Meccanica quantistica. Esse e la Scienza moderna in generale costituiscono il retroscena del più forte sviluppo tecnologico che si sia mai verificato e che ha posto nelle mani di miliardi di persone i più disparati oggetti di consumo: dalle auto alle tv, dai computer agli smartphone.

Tutti abbiamo facebook ma magari alcuni di noi non possiedono i soldi per arrivare anche solo alla metà del mese. Nonostante la nostra sia l’età della Tecnica, la ragione e il pensiero logico non trovano ancora applicazione nell’ambito dei rapporti interpersonali. “Il nostro cervello risale all’età della pietra!”- ci informano gli scienziati, ma il Novecento con le sue atrocità e la sua tragedia farebbe rabbrividire l’Uomo delle caverne. Il mondo moderno, in verità, è ancora antichissimo e le parole memorabili di Kant sull’Illuminismo suonano ancora oggi da monito:

L’Illuminismo è l’uscita dell’Uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza la guida di un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E’ questo il motto dell’Illuminismo.

E noi da chi siamo guidati? Impariamo a capire che quello che siamo, la nostra identità, non è nostra ma il frutto di una costante interazione con l’ambiente che ci circonda e ci riconosce per quello che crediamo di essere. Proviamo a pensare a quali sono i nostri credo, i nostri pregiudizi e se hanno fondamento. Conviene allora continuare ad esser trascinati da essi, ubbidire a una tradizione ( educazione, insegnamenti vari che abbiamo ricevuto) alla quale siamo stati educati e a cui ci conformiamo sempre?

Viviamo in tempo di crisi economica, ma sono molte le voci autorevoli che si alzano ad indicare che essa non è solo una crisi che ha svuotato i borsellini di tanti e dalla quale non è possibile uscire cosi facilmente utilizzando parole come “crescita” utilizzate  in modo ricorrente dai nostri subdoli politici o forse stupidi politici.

questa particolare situazione è forse solo l’ultima tappa di una crisi

che è stata definita malaise, ennui, mal du siècle e che ha portato alla perdita di senso, all’automatizzazione dell’Uomo e alla sua alienazione da se stesso, dai propri simili e dalla Natura (E. Fromm, Psicanalisi e Buddismo zen, Mondadori, 2004)

“Dio è morto” urlava quel sommo profeta pazzo morto nel 1900 internato in un manicomio e che si chiamava Nietzsche. Eppure il Cristianesimo, dal Cattolicesimo alle Chiese Evangeliche varie negli Stati Uniti è ancora in piedi sostenuto non da una fede che coinvolge l’intero essere di colui che ad essa aderisce. Se le cose stanno cosi perché allora continuiamo ad occupare i banchi delle nostre chiese? Forse non conosciamo più la risposta. Anche questo è un elemento che profondamente caratterizza la nostra epoca diversificandola completamente da quelle del passato: la nostra vita non ha più un orizzonte.

Sulla contemporaneità soffiano di nuovo venti di guerra atomica e l’Occidente crede di trovarsi sotto la minaccia dell’immigrazione e del terrorismo islamico, le cui conseguenze a mio avviso sono visibili nel rafforzamento in tutta Europa delle forze di estrema destra.

Accanto a mali nuovi che ogni epoca storica porta con sé, stanno mali antichi ancora irrisolti legati alla stessa natura umana ma sono persuaso dall’idea che uno dei più grandi mali da cui sia oggi afflitta l’Umanità sia l’ignoranza. Per secoli solo una ristretta classe di individui poteva accedere a un sapere costoso, oggi non è più cosi. Nonostante ciò i ragazzi che escono dalle nostre scuole sono sempre meno preparati e incapaci ad affrontare un mondo che si fa via via sempre più complesso. Una società che  non coltiva la conoscenza e butta via i suoi giovani che sono coloro che possono costruirla è come colui che si fa sgambetti da solo e prima o poi finisce per cadere.

Enrico

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